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Nell'ottavo mese dell'anno 60 vide la luce in modo rocambolesco l'Alessandro Antonelli.
Caratterizzato dal brillare di luce propria, all'età di 7 anni frequenta con successo le elementari vicino alla chiesa che lo vedrà, tre anni dopo, come perfetto chierichetto, ma la sua carriera ecclesiastica terminerà a causa del problema del campanellino da suonare all'offertorio.
Passato alle scuole medie verrà rilasciato dopo tre anni di intenso studio per passare all'ITIS.é questo il periodo che lo vedrà appassionarsi alla fotografia. Inizia a fotografare con una kodak istamatic.
Impara la tecnica dello sviluppo del bn. Realizza mostre e concorsi e alla matura età di 23 anni realizza le sue prime personali in Francia e Germania.
Dall'anno del Signore dell'84 è fotografo professionista: foto industriali ritratto e matrimonio.
Ha sempre cercato di predicare alle folle l'importanza della fotografia intesa come registrazione dell'attimo fuggente,e magazzino di emozioni : anche una foto sfocata può racchiudere un emozione.
Convive con il digitale,invenzione che considera diabolica appiattitrice della mente tecnicamente valido per fare immagini ma non fotografie.,ma soprattutto ,se mal gestito, i ricordi se ne vanno....
Alessandro viene dal passato fatto di pellicola max 36 pose e non c'erano schede da 100.000 immagini,ogni foto doveva essere ok , ha lavorato con apparecchi fotografici che hanno fatto la storia della fotografia Leica, Hasselblad, dove era il fotografo e la luce a fare la bella foto ,al massimo si usavano dei filtri della kochin o fatti in casa con delle vaselline, il cielo blu intenso veniva fatto con il polarizzatore e non con il programmino da pipparolo che internet propina a segaioli che si firmano Photographer.
" La foto non è un pezzo di carta, non è un elaborazione al computer, non è un telefonino, ma è una emozione ,sentimento racchiuso da quattro lati.
